Poesia

Abbraccio condiviso

Sono stati mesi durissimi per me, questi ultimi. Credo di essere stata nella situazione più brutta e difficile della mia vita, qualcosa che non auguro a nessuno mai di dover affrontare.
Il 10 marzo del corrente anno nel giro di meno di due ore è cambiata per me ogni cosa, mi sono ritrovata senza mia figlia dopo 4 anni insieme in un perfetto teamduo, per di piu’, con una valigia buttata in strada, senza dimora nè una persona fra tutte quelle che dicevano di tenerci a me ed esserci a propormi un posto dove stare…a porgermi un come ti senti…ma sulla base degli avvenimenti, alcuni li ho capiti altri, licenziati dalla mia cerchia, con un duro lavoro per arrivare a farlo nel bene comune.

Per raccontare meglio questo fatto devo fare un tuffo piu’ indietro nel tempo.

Nell’ottobre 2019, in seguito ad una fase molto dura e stressante che mi porto’ a cedere le forze e soffocare la pressione nell’alcool, ebbi un’incidente in stato di ebbrezza il quale, per fortuna, non diede danni fisici a me nè, grazie al cielo, alla mia bambina

La macchina era distrutta ed io ancor piu’ moralmente. Stavo già in lista di attesa per una terapia a lungo termine stazionaria in una struttura per sole donne madri, che si propone di sostenere psicologicamente donne in difficoltà con l’obiettivo di farle tornare stabili e forti, capaci di garantire l’incolumità propria e dei propri figli. Fosse solo avvenuto subito questo ingresso…ma cosi è la vita, non sempre ci si salva prima dei guai, spesso la lezione sta nel senno del poi.

A causa di una fuga di notizie, da persone a me allora care, l’informazione dell’incidente fu denunciata al tribunale dei minori, e come non avessi già enormi pesi sulle spalle, caddi in un altro rovinoso incubo, fatto di ingiustizie, sofferenza ed incongruità d’una forma mai conosciuta prima, non credevo nemmeno fosse possibile tutto quel che invece accadde. E quei sensi di colpa, divoratori primi di anime e forze.

Dopo un lunghissimo periodo di astinenza di quasi un anno, durante il quale vivevo con mia figlia nell’istituzione ebbi di nuovo un crollo che mi porto’ a diverse ricadute. Premetto che, i responsabili della mia procedura dal tribunale minorile, mi ripetevano che non ero obbligata a fare quel cammino stazionario in terapia, che pero’ avessi interrotto avrebbero dato in affidamento a estranei mia figlia!!Molto volontario e del tutto umano esprimere certe opzioni, in una maniera cosi cruda e quasi fosse un gioco. Mi vien in mente il discorso attuale del green pass…non siamo obbligati ad essere vaccinati, ma se non lo facciamo siamo esclusi dal mondo praticamente!! Assurdo.

Dal canto mio, non avevo il pensiero di mollare, nonostante fosse dura, lasciai casa mia, dovetti autofinanziarmi lo stazionamento cosa che significo’ non poter pagare le mie fatture con l’accumolo di debiti non indifferenti, e nonostante cio’ non avevo diritti su mia figlia se non la completa podestà. Mi fu revocato per un periodo da osservarsi, la sua custodia. Non potevo decidere di portare senza permessi da accordare nella forma e durata, la mia bambina in vacanza, in pernottamenti tutti nostri nei weekend che normalmente erano adibiti a far esperienza di normalità in contesti abiudinari e privati…questo fu tale per oltre un anno.

Nessuna figura di quelle con cui si lavorava anche sul piano personale nella struttura, era atta a fare terapia mirata o sostegno psicologico. Nonostante cio’, con ogni pressione già in carico alle mie spalle, al mio cuore, la mia referente di colloqui personali, ando’ a risvegliare i miei traumi passati. Questo causo’ delle conseguenze fatali al mio percorso verso la stabilità, suscitando enormi sbalzi di umore e stati di “shock” da retraumatizzazione; cioè quasi come essere fresca di trauma dopo 30 anni dal reale averlo vissuto. Chiedevo aiuto poichè ero letteralmente consumata per quante energie richiedeva questo processo, attimi in cui socializzavo con idee di suicidio e altri in cui credevo di porter vincere il mond…nessuno si comporto’ professionalmente, corse in aiuto o riparo, fino al punto in cui la situazione degenero’ in una tale nuova instabilità onnipresente ed altalenante purtroppo. In conseguenza a cio’, capitarono ricadute le quali portarono ad un’improvvisa espulsione dalla struttura, e l’affido della mia cucciola venne data all’altra parte genitoriale che in realtà era controproducente su altri piani altrettanto importanti in tema di ambiente sicuro e salutare per la bimba, eppure considerato un ambiente sicuro nel quale far crescere mia figlia. Mi venne comunicato per telefono che da li’ a due ore, Giusy veniva trasferita ed io dovevo far valige ed andare anche subito dopo…senza curarsi del fatto che non avevo casa, non avevo stabilità psicofisica e mi stavano creando un nuovo trauma da separazione del genere e portata. Era stato messo a verbale quanto la nostra relazione è unita e salda, quanto separarci sarebbe costato un duro colpo alla saluta mentale della mia bambina, quanto la nuova famiglia non fosse indicata al caso; stava nero su bianco che il tribunale si decideva contro il dividerci, eppure ad un tratto nulla era piu’ importante che rovinare, invece di sostenere, due vite umane. Altro non fu che arrendersi al caso inizialmente.

Quel giorno, completamente in stato confusionale e sotto shock, quasi rischiai la morte dopo una rovinosa caduta ai margini dei binari di una stazione, in preda a vaneggiamenti pianti e dolore estremo, non sapevo nemmeno dov’ero nè cosa sia successo e chi mi avesse salvato. Presi coscienza ore dopo in ospedale con un occhio da saturare e mezza faccia e gambe ricoperta di croste. Fui dimessa dopo una notte passata legata e piantonata in ospedale a Berna, poichè volevo rifiutarmi di farmi cucire l’occhio e di essere ricoverata come anche sottoposta alle cure che mi volevano dare, non mi fidavo di nessuno e le ragioni a tale sentimento, sono chiare.

Il giorno dopo, trovai riparo da amici, vicini di casa in realtà, amici lo divennero in conseguenza. Continuavano i miei stati di retraumatizzazione, con balzi gravi dell’umore verso su e giu’…dissociazioni improvvise dal reale e sociale, davvero brutto da vivere…Il tutto durato quotidianamente per 5 infiniti mesi di vita, prima di uscirne, da sola.

Sotto queste condizioni decisi di cercare sostegno e dimora in clinica, dove mi recai anche considerando il fatto che non avevo fissa dimora ed ero stata abbandonata da tutti. Questo sta anche a verbale, e di colpe non mi sento di darne, ma dopo una dura, durissima fase iniziale da quest’ultimo trauma che ho dovuto vivere, l’altra faccia spiacevole e che ho dovuto affrontare fu di decimare ad una sola mano, il cerchio di persone che potevo tenere al mio fianco nei prossimi passi di vita, escludendo il 95% della mia famiglia dai medesimi, e questo fu tutt’altro che facile, ma inevitabile, erano già anni che lo avrei dovuto fare purtroppo e per il bene di entrambe le parti, vicine e unite, in realtà cosi lontane e diverse al punto da essere questo un sistema distruttivo su ambo i lati.

Una dipendente della struttura si è licenziata per non poter sopportare ed opporsi alle ingiustizie che avevano fatto alla mia persona e quella del mio creato ed unico persistente oltre confine amore puro, a prova di un lavoro tutto mio…operata dedito e con ogni forza per i nostri primi quattro anni dalla sua nascita insieme e sole. Non a tutte era andata cosi’ male come a noi, in molte occasioni le donne hanno ricevuto il dovuto aiuto, e sono grata che esistano in svizzera possibilità del calibro, non posso esserlo del mio caso, ma lo sono per coloro che ne hanno tratto profitto.

Sono stata in un’altalena fra shock, paure improvvise,panico, psicosi, depressioni e ore e ore di lacrime, di colpo poi manie, di nuovo un pezzo di normalità e di nuovo da capo il giro, e nessuno fuori di me sapeva cosa stessi passando davvero, qualcuno, forte di ego e bensapere credeva fosse il mio un continuare abuso senza nemmeno vedere con propri occhi la situazione che vivevo..e vabbè, contenti loro con le loro coscienze, io sono responsabile solo della mia.

In tutto questo girotondo disastroso, nel giro di 10 giorni trovai da sola una casa, trasferendomi a mie forze miracolose nei pressi della nuova abitazione di mia figlia, in un nuovo Cantone e con il diritto di vederla soli 2 volte a settimana accompagnata da una figura sociale esterna, diritto che solo adesso, dopo 7 mesi surreali, sta cominciando a muoversi in mio favore. Di altri dettagli e situazioni raccontero’ in altri articoli, ora ho accennato questa vicenda per dirvi altro in realtà…

Infatti, non vi ho appena descritto a nudo queste pesanti pagine, col fine di buttarci giu’, al contrario. L’ho fatto perchè da ogni fine che ci possa sembrare tale nella vita, esistono nuovi inizi. La nostra nuova forza risiede dentro ogni prova a cui la nostra esistenza ci sottopone, ed il riscoprirsi in grado, l’allargare confini di perdono, vedute, e virtu’ sul piano personale, ci renderà persone soddisfatte grate e felici, all’alba di quel nuovo giorno che sempre ci attende…anche e soprattutto, dopo bui che sanno di fine. Non dimentichiamoci mai delle nostre risorse, e rispolveriamo ogni nostra qualità, guardiamo in faccia le nostre vergogne, stringiamo mani a dolori ed ingiustizie…concediamo a tutto un posto dentro e fuori da noi. Perche la negazione, il rifiuto, il nascondersi, mentrisi, evitarsi ci porta tutto lontano dal nostro io bene.

Il mio messagio viene per dare coraggio e speranza a chi sta passando brutti momenti, per trasmettere forze ed energie positive a chi lo necessita, a chi non lotta per un portafogli pieno, ma per la cura a ferite, per cibo e vestiti, per valori che sensibili di un cuore che sa cosa conti nel vero, lotta ogni giorno per la serenità interiore propria e degli amati. Poi, non ultimo, voglio dire un grazie a tutte le persone conosciute e non che ho incontrato nel mio cammino, si anche gli sconosciuti, incontri fugaci alla fermata del bus, per supermercati o vie di campagna…tutte persone che, nel bene e nel male, mi han lasciato qualcosa di prezioso da cui imparare…le ragioni per rinascere esistono, ed ognuna inizia nel nome dell’amore. Ognuno inizia, quanto ci ricordiamo di amarci e perdonarci per primi.

In questo senso vi tendo un abbraccio sperando di scatenere un’epidemia d’affetto e solidarietà, in un’epoca in cui non solo piu’ cuori lo chiedono, ma il pianeta intero ne piange desiderio!

Con affetto, alla prossima, Irene.

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